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Francesca

Francesca

La disobbedienza me l’hanno insegnata mio nonno (che mi ha fatto leggere l’Antigone di Sofocle) e i miei genitori (che, lavorando duramente, hanno costruito per noi – quattro figli del meridione – un impero fatto di onestà e giustizia, fatto di “puoi fare tutto quello che vuoi se ti mostri esattamente per come sei”).

La disobbedienza, per me, è sempre stata incontenibile, ma soprattutto forte: prima di sconcertare gli altri, ha disorientato me stessa perché mi restituiva, “attraverso lo specchio”, quello che ero, quello che non ero e anche tutto quello che sarei potuta diventare o non diventare mai se avessi rinunciato a combattere.

La vera grande trasgressione della mia vita è stata decidere di essere felice, in barba a chi pensava – e ancora pensa – che la felicità è bene, ma da sola non basta. Quando ho scelto di studiare linguistica italiana e teatro – e non medicina, ingegneria o biotecnolgie – ho disobbedito; quando ho deciso di non pensare solo al denaro – ma soprattutto al valore delle persone, del sogno, del tempo – ho disobbedito; quando ho accettato di essere una fuori corso perché m’ero scelta un Accademico della Crusca come relatore ho disobbedito; quando mi sono trasferita a Bologna dall’oggi al domani, abbandonando il mio Sud, ho disobbedito; quando ho deciso di lavorare e studiare insieme, confondendo il giorno con la notte, ho disobbedito; quando invece di rispondere al telefono ho parlato con mia sorella del suo futuro e delle sue paure ho disobbedito; quando ho detto di “no” ad un lavoro che non mi faceva stare bene ho disobbedito; quando ho scelto di fare un festival di poesia interamente gratuito ho disobbedito; quando ho detto ai miei genitori che da grande volevo fare “quella che prova a vivere con la cultura” ho disobbedito.

Vi starete chiedendo: “…così pensi di esserti ribellata?”. Sì, questa è stata la mia piccola rivoluzione, la mia grandissima lotta fatta di dubbi e sacrifici… di notti passate a scrivere la tesi e a pensare a come migliorare le interazioni sulla pagina facebook di Muri Di Versi senza doverci investire soldi, di giorni in cui non ne avevo voglia, ma dovevo essere in grado di comunicare agli altri che la poesia è di tutti e che può essere per tutti, di interminabili mesi in cui lo stipendio non arrivava mai e io dovevo andare a fare la “raccogli-bicchieri” in un locale notturno, di interi anni passati a pensare che i veri ribelli fossero i miei genitori, incredibilmente più coraggiosi di me e meravigliosamente fiduciosi e visionari.

A tutte le bambine, le ragazze, le donne del mondo – compresa me stessa – chiedo, come nonno ha chiesto a me tanti anni fa, di studiare appassionatamente e lavorare costantemente “finché bene non è meglio e meglio non è ottimo”, di imparare la gentilezza e l’educazione ché – se lo sai dire – puoi dire tutto; di fare tesoro delle tempeste attraversate ché solo quelle ti mettono di fronte al mostro (un mostro che molto spesso non è fuori da noi, ma è in noi), di “non barattare il mare con una piscina”, di leggere “Il meraviglioso Mago di Oz” di Lyman Frank Baum, di prendersi una vacanza ogni tanto; di non aspettare l’amore ma di provare ad amare, di fare cose difficili ma di farle con gli altri, di sorprendersi continuamente perché il mondo è pieno di gente più brava di noi da cui dobbiamo imparare, ma soprattutto chiedo a voi/noi bambine, ragazze e donne di provare a far funzionare le cose e poi di raccontare agli altri, perché non si perda l’esempio, com’è che ce l’abbiamo fatta!

DISOBBEDIENTI