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ISPIRAZIONI

Oltre la colpa

Sorella, io si ti credo.

Parole che risuonano come una melodia amara.

Parole lanciate nelle piazze, tra i corpi delle donne, a ricordare che “siamo”.

Parole che in questi giorni stanno provando a r-esistere e a costruire una storia diversa per quella ragazza di diciott’anni, che nel suo corpo-mente porterà i segni di una violenza perpetrata più e più volte, e non solamente da quel branco di maschi che ha visto in lei un oggetto per il proprio soddisfacimento personale; ma anche e soprattutto da chi ha deciso che la sua “opposizione” non è stata abbastanza e quindi, in qualche modo “colpevole” dell’accaduto.

Ed ecco che ritorna puntuale e senza sconti una parola che pare sia stata incisa nella nostra carne dalla notte senza tempo: la colpa.

Quando ripenso alle donne che ho incontrato nella mia vita, ma anche quando ripenso alla mia stessa vita, è come se potessi vedere materializzarsi quella colpa, come un velo nero che copre, come un macigno che schiaccia e immobilizza, come una mannaia perenne sulla testa.

Penso a tutta quella colpa che ci portiamo addosso, e  penso che non è difficile vedere il filo rosso che  rintraccia l’origine, il punto di partenza inequivocabile: il corpo di donna.

E su quei corpi che possono generare vita (reale o simbolica) che la società da sempre decide e amministra, comanda e dispone, senza chiedere e senza permesso. Per secoli, infatti, ci hanno detto come e cosa sentire, quali desideri avere, come e quando essere o non essere madri, cosa indossare e cosa non mostrare, quali strade percorrere o che comportamenti tenere. E su quei corpi che si sono consumate battaglie private e pubbliche, che sono state emesse sentenze fuori e dentro i tribunali.

E su quei corpi che hanno provato, e provano a mantenere il potere e quando non ci riescono, ti ammazzano il corpo e ti ammazzano l’anima.

Ritorno a guardare le immagini delle donne spagnole e vedo i loro corpi e sento le lo grida e penso che non possiamo arrenderci. Sento nel mio corpo di donna la responsabilità di quella parola che cura, di quello sguardo che accoglie, di quel corpo che è presente e che legittima il dolore e restituisce dignità e dice: sorella, io si ti credo ovunque, comunque, sempre.

 

(Foto della manifestazione del “El movimiento feminista de Euskal Herria” dopo la sentenza “La Manada” de Navarra)

 

Dal Laboratorio Donnae: La parola femminile che scorre fra le donne ne cambia la vita

Il primo approfondimento lo voglio consegnare a questa foto e a queste parole, che racchiudono l’origine e il senso che ha dato forma a questo blog.

La mia stima e la mia gratitudine a chi mi ha insegnato e mi continua ad insegnare, Pina.

 

“E così con l’immaginazione Carolyn G. Heilbrun  continuava a scrivere quella ‘biografia’ femminile che lei – lette tutte quelle che erano state pubblicate- non considerava mai sufficiente a spiegare che cosa succede nella vita di una donna, soprattutto se è una nota intellettuale, politica, poeta, fondatrice di ordini religiosi etc. Perché le donne si sottomettono ai luoghi comuni, agli stereotipi o alle proiezioni scritte dai loro biografi. Ma saranno le biografie veritiere che cambieranno la vita delle donne. La parola femminile che scorre fra le donne ne cambia la vita così come era avvenuto, diceva, con il femminismo. Le donne prendono coraggio di sé stesse.”

Il mio augurio per il nuovo anno è che la parola femminile continui a scorrere.

Pina Nuzzo

 

(https://laboratoriodonnae.wordpress.com/2017/12/22/la-parola-femminile-che-scorre-fra-le-donne-ne-cambia-la-vita/ )