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Simona

Cos’è la disobbedienza? La disobbedienza, per me, è un po’ come esistenza.

Ci dicono e ci insegnano che disobbedire non va bene; che disobbedire è trasgredire ad un ordine; UN ORDINE!

E allora mi viene da pensare che disobbedire accompagna necessariamente quel senso di libertà che ci rende vivi, quella voce interna che ci dice e ci ricorda che viviamo ed esistiamo quindi siamo; che l’esistenza infondo non è che tessere una tela, la propria tela, e nel tesserla, la disobbedienza, è un po’ come l’intreccio della trama e l’ordito che creano disegni unici.

La disobbedienza è per me quasi un atto di resistenza. Mi piace perdermi nei sensi e nei significati, mi piace giocare con le parole e più di tutto mi piace che questo diventi corporeo, fisico, tangibile.

Fortunatamente la disobbedienza mi ha salvata; mi ha salvata da tutto ciò che gli altri si aspettavano da me, da una cultura e una società che in fondo mi categorizza e se poi sei donna  la “categoria” può diventare una gran fregatura; se in più sei una sognatrice che vede nel corpo l’unica via di uscita allora vi lascio immaginare.

Le scelte non sono facili, presuppongono un lutto perché se scelgo di mangiare una fragola in quel preciso momento non posso mangiare una ciliegia; le scelte danno colore a quella tela unica che è il nostro viaggio. Io molte volte queste scelte le ho fatte obbedendo o pensando di obbedire, le ho subite, soffrendo tanto per quel lutto che quindi non potevo elaborare perché in fondo mi ero fatta scegliere e non avevo scelto. E giorno dopo giorno nella mia adolescenza prendevo strade che non mi appartenevano. Finché ad un certo punto ho scelto di andare via, di danzare e recuperare tutto il tempo perduto che poi fortunatamente perduto non era perché era il mio tempo.

Ho scelto di cominciare a sentire e di creare: sentire con le orecchie, con la pelle, con gli occhi e il naso; di cominciare ad ascoltare mettendomi nei miei panni e in quelli dell’altro.

Ho scelto la precarietà e la felicità.

Oggi mi definisco una professionista del corpo e della mente, una madre, una compagna, una figlia e soprattutto una nomade! Ho scelto un nomadismo che mi fa sentire viva che mi fa disobbedire a tutto ciò che mi vuole immobile; quel nomadismo che per tanti vuol dire insicurezza. Ho scelto di ascoltarmi e di darmi tante possibilità. Ho scelto un pensiero critico, ho scelto di guardare anche il lato B,  di lottare per ciò che io ritengo giusto, ho scelto l’umanità, ho scelto di poter sbagliare e scelgo giorno dopo giorno di mettermi in discussione. Ho scelto la flessibilità e la bellezza; quella bellezza che mi fa sorridere e che mi coccola e culla nei momenti di sconforto. Soprattutto ho scelto di essere presente a me stessa.

È questo ciò che mi sento di augurare e consigliare: Ti auguro di essere presente a te stessa. Di ascoltarti sempre, anche quando ciò che senti non è quello che ti dicono o non è quello che “dovresti sentire”. Ti auguro di metterti in discussione, di sbagliare e avere la forza di tornare indietro e scegliere un’altra strada. Ti auguro di sentire il vuoto per poter godere del pieno. Ti auguro di sentirti in diritto di esistere e che questo non pregiudichi l’esistenza di altri ma che la possa nutrire.

E se tutto questo vuol dire disobbedire allora ti auguro di essere tanto disobbediente!